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Review | “Aliens: Colonial Marines”

Posted by Eraovius on febbraio - 12 - 2013

Aliens: Colonial Marines, sviluppato da Gearbox Software e SEGA e annunciato già dal 2006, si pone come un sequel diretto del film “Aliens: Scontro Finale” e ci vede vestire i panni del caporale Christopher Winter durante un’operazione di soccorso dei Colonial Marine nei confronti dell’equipaggio della USS Sulaco, la nave su cui si trovavano Hicks, Ripley, la piccola Newt e l’androide Bishop.

Dopo aver tanto atteso questo gioco, inizierei subito dandovi le prime impressioni su questo titolo, che ha un potenziale incredibile  sviluppato davvero al minimo. La storia è abbastanza coinvolgente, qualche colpo di scena che non farà annoiare ma purtroppo, restando così le cose, il gioco è piuttosto deludente in alcuni aspetti. Bisogna infatti esaminare il multiplayer per poter un po’ rivalutare il gioco, in quanto quest’ultimo è abbastanza divertente ma non stravolge la situazione.

Si presenta come un porting da console senza arte nè parte, nessun miglioramento evidente per PC; sarete quindi costretti a utilizzare un gioco con un potenziale di ambientazioni spaziali, incredibili, ed effetti di luce galattici in una modalità che già nel 2008 era migliore. Ingannati dal precedente volume di Rebellion e SEGA “Alien Vs Predator” uscito nel 2010, un capolavoro di gameplay con colpi di scena e grafica, (con DirectX11 e Tassellazione che rendeva gli Alien in maniera incredibile quasi volessero uscire dallo schermo) ci ritroveremo ad utilizzare un gioco che neanche supporta i DirectX 11.

Impressioni generali: la campagna single player di Aliens: Colonial Marines è composta da undici livelli e può essere completata nel giro di circa cinque ore, il che ci è sembrato decisamente poco anche rispetto a quanto fatto nel 2010 da Rebellion con Aliens Vs. Predator. E così eccoci a saldare o dissaldare delle porte, proprio come si vedeva nel sequel diretto da James Cameron, a disattivare torrette automatiche trovando il percorso migliore per non farci sparare contro e ad utilizzare il celebre rilevatore di prossimità per determinare la presenza di nemici nei dintorni.

Il problema è che anche quest’ultima fase non è ben implementata, insieme all’arsenale, che avrebbe potuto dare molto di più invece è reso un aspetto marginale: se gli Xenomorfi avessero spesso approfittato dei canali di areazione per coglierci di sorpresa sarebbe stato più gradevole e con più suspance, ma visto che nella maggior parte dei casi la loro presenza è ben visibile, l’uso dello scanner di prossimità si limita solo al dire “Eeeeeeee guardate che nel gioco abbiamo messo anche lo scanner”. In modalità multiplayer tuttavia è un po’ più utile, ma nulla di che.

Anche le situazioni sono fondamentalmente quelle che un qualsiasi fan della serie Alien si aspetta di vedere. Sul fronte degli avversari non possiamo dire di esser stati troppo sorpresi: si passa dai “ragni” agli Xenomorfi classici, dalle varianti prive di vista a quelle che sputano acido da lontano, per finire con gli esemplari più grossi e pericolosi, regina inclusa. In mezzo ci sono poi anche i mercenari al soldo della Weyland-Yutani, la mega corporazione interessata a studiare gli alieni per cercare di controllarli e farne un’arma. Spesso però i percorsi sono obbligati: non ci aspettavamo certo una mappa di Fallout 3 o Skyrim, ma almeno un po’ di spazio per muoverci sull’astronave ed esplorare.

Difficoltà: la modalità facile non l’abbiamo provata, ma già in modalità normale il gioco è molto, troppo semplice: non avrete bisogno di tirare mai una granata né rimarrete a secco di munizioni; consiglio quindi di utilizzare direttamente le ultime due difficoltà per avere una sfida “nella norma”,  essendo costretti ogni tanto a pensare come agire, e limitare l’uso smodato di munizioni ed essendo costretti a tirare qualche granata per stanare ragni e soldati Weyland. Insomma, con difficoltà più elevate il gioco diventa un po’ più interessante. Il gioco inoltre è una specie di cooperazione forzata, in cui anche in modalità SinglePlayer, ci ritroveremo con dei compagni bot che toglieranno il gusto di fare la campagna, correndo qua e là e completando quasi le missioni anche senza di noi. Insomma non dandoci il tempo che vogliamo prenderci per esaminare gioco e ambienti.

Grafica: Colonial Marines gira su di una versione modificata dell’Unreal Engine 3, il “Red Ring”, dotata di un sistema di illuminazione avanzato. La resa delle luci e delle ombre è in effetti buona, alternando scenari completamente bui ad altri in cui ci sono poche fonti di luce. Purtroppo, però, i punti di forza terminano qui e lasciano spazio a un bel po’ di perplessità alle volte anche grosse, come la qualità dei modelli poligonali “old-gen” e il grado di “rifinitura” generale di texture e ambienti. Nonostante ciò però gli ambienti sono piuttosto complessi, con effetti di luce ben realizzati e zone altamente claustrofobiche; tuttavia le interazioni con lo sfondo sono limitate al minimo, altra pecca. Il vero problema del comparto grafico è che non siamo neanche al livello degli ultimi titoli sviluppati per console e, in ambito PC, il confronto con un Crysis 3 o Hitman (ma anche rispetto al classico AvP 2010) fa veramente sprofondare il gioco e pensare alla mancanza di impegno in tal senso: la grafica come già detto, è un porting da console, che non ci permetterà neanche di regolare opzioni grafiche avanzate se non un FXAA (già è l’unico disponibile), la risoluzione (che non ci fa migliorare più di tanto la situazione) e una barra per la qualità delle Texture. Insomma, ci aspettavamo molto di più da un titolo come questo; per gli amanti del genere il titolo è un divertimento assicurato, per gli altri un po’ meno.

 

La modalità COOP, ovvero campagna in cooperativa offre però un’esperienza di gioco decisamente migliore e varia, con livelli più variopinti, destinata al salvataggio di due marines rimasti indietro.  Ambientazioni aperte, scontri a fuoco clamorosi, fragore di battaglia e la vera necessità di aiutarsi l’un l’altro, ma solo a patto che la difficoltà sia almeno la penultima. Fino ad aver provato la versione cooperativa, avremmo quasi dato per “morto il gioco”, che ha invece tirato fuori un fascino particolare e il “valersi il costo del biglietto”, seppur non un biglietto da 50€. Il multiplayer è carino e abbastanza divertente, ma non cambia i fattori del gioco.

PRO: 

  • Gameplay discreto
  • Ottime Ambientazioni ed effetti di luce
  • Collector’s Edition davvero bella e ben curata
  • Doppiaggio ben curato
  • Possibilità di Coop nella campagna che si è dimostrata per ora
  • Gira bene anche con PC non troppo all’avanguardia
  • Buona modalità Multiplayer che potrebbe valersi il costo del gioco
CONTRO:
  • Comparto grafico un po’ deludente
  • Campagna troppo breve
  • Assenza DirectX11 e tassellazione
  • Gioco troppo facile a basse difficoltà
  • Tecnicamente troppo old-gen
  • Gioco a scorrimento unico (percorsi troppo obbligati)
CONSIGLIATO? Lasciando le cose come stanno ora, al momento dell’uscita, per il prezzo di circa 50€, il gioco va lasciato sullo scaffale.
Ecco un po’ di foto della Collector’s Edition: è spettacolare quanto sia curata nei particolari; se avessero curato così tanto grafica e gioco (come ci saremmo aspettati) sarebbe stato un gioco da annales.
Categories: Gaming&Games, Videogames

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